Beatrix Potter

«La definizione di pietra miliare non è che una pietra tombale sulla persona, perché manca il ricordo della sua lenta, gioiosa andatura tra un momento importante e l’altro.» Ecco come definire in poche parole quella che è stata la vita intensa di Beatrix Potter, nata il 28 luglio 1866 a Londra e morta il 22 dicembre 1943, a 77 anni, a Sawrey.

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Fu una donna all’avanguardia nei tempi del periodo vittoriano, unì in sé la bellezza dell’infanzia e la bellezza della natura, attraverso scelte ricche di benevolenza verso l’umanità intera e l’ambiente. Diventò infatti una famosissima scrittrice per l’infanzia, un’illustratrice, una naturalista, una possidente terriera, un’allevatrice di pecore e bestiame pluri premiata, una sostenitrice dello sviluppo femminile e un’antiquaria di antichi mobili di campagna.

Beatrix era figlia di Helen e Rupert Potter, due ricchi signori della media borghesia londinese, di origine mercantile. Sua madre, di enorme ambizione, desiderava risalire la scala sociale e questo fu alla base del forte dissidio che ebbe con sua figlia per tutta la vita.

Un rapporto migliore Beatrix lo ebbe con suo padre, con il quale condivideva la passione per la fotografia e per l’arte; ma ancora di più nel suo cuore vivevano i suoi nonni paterni, da cui ereditò le caratteristiche che l’accompagnarono per tutta la vita: indipendenza, schiettezza, capacità imprenditoriale, curiosità intellettuale, umiltà e amore per gli altri, di qualunque ceto fossero.

Arte, letteratura, scienza, fantasia, viaggi e storia naturale entrarono in Beatrix più dei rapporti sociali che, soprattutto da piccola, erano limitati a suo fratello minore Bertram e alla sua babysitter. La sua infanzia, sia pur solitaria, fu ricca di bellezza e di divertimento; Beatrix amava le vecchie case, le loro atmosfere, i loro splendidi giardini e la ricchezza di vita che c’era lì.

A 14 anni cominciò a scrivere un diario in un suo codice inventato, di giorno studiava i conigli e li disegnava, di sera scriveva i suoi pensieri in modo intimo e ribelle al tempo stesso. Il suo diario fu un importante laboratorio di creatività.

Osservando la vita di Beatrix è facile notare che, nei primi tre settenni in particolare, è stata accompagnata da due figure femminili, le sue insegnanti. Successivamente saranno diverse figure maschili a darle sostegno e ispirazione per esprimere sé stessa fino in fondo. Florrie Hammond e Anne Carter, l’istitutrice e l’insegnante di tedesco, aprirono a Beatrix due porte verso il mondo: la prima, attraverso l’arte e la fantasia, la seconda, verso la vita pratica, in cui l’agire in prima persona porta a raccogliere frutti.

«Io realizzerò qualcosa, prima o poi!» disse Beatrix a 17 anni e a 19 anni diventò allieva del pittore preraffaellita Millais, amico di famiglia, e sperimentò così l’anelito verso l’arte. Nello stesso anno, Anne, da istitutrice diventò amica e al suo primo figlio Beatrix dedicherà il suo primo libro.

A 36 anni il suo anelito diventò una realtà, venne pubblicato il suo primo libro, La storia di Peter Coniglio, edito da Fredrick Warne & Company. Beatrix condivise il suo lavoro con Norman, l’editore più giovane, di cui si innamorò. Purtroppo non riuscì a sposarlo perché morì di leucemia proprio nel periodo di lontananza imposto dalla madre di Beatrix, contraria alle nozze. Per Beatrix fu un dolore immenso, ma in esso viveva il germe di un nuovo inizio: decise di utilizzare i suoi guadagni e la sua eredità per acquistare, come aveva progettato con Norman, una piccola fattoria nel Lake District. Comprò Hill Top Farm, trasformandosi in una possidente di campagna. A 56 anni il suo profondo amore per la Natura diventò protagonista nella sua vita.

Quarant’anni prima, a 16 anni, Beatrix aveva conosciuto il curato 26enne Hardwicke Drummond Rawnsley, innamorato della stravolgente bellezza del Lake District, impegnato nella tutela di quel posto dal punto di vista naturale e culturale. Lo stimolo di Rawnsley, unito alla passione di Beatrix per la vita di campagna e alla sua intuizione per gli affari, le permise di ampliare i suoi possedimenti e di entrare a far parte, come donna, dell’Associazione degli Allevatori delle Pecore Herdwick. Tutto questo venne condiviso con suo marito William, l’avvocato che aveva sposato una decina di anni prima, con cui condividerà questi luoghi magici, silenziosi, meravigliosi, culla della sua fantasia.

A 74 anni Beatrix si ammalò e decise di fare testamento lasciando le sue terre al National Trust, perché diventassero un parco nazionale protetto. Lo fece scrivere al marito ed espresse le sue preoccupazione per il futuro della terribile situazione mondiale nelle mani di Hitler. Ciò nonostante riuscì a dire con lo spirito amorevole che aveva sempre avuto: «Grazie a Dio ho ancora un occhio che vede e finché sono qui a letto posso camminare passo dopo passo nei campi e sulle terre più accidentate e posso vedere ogni pietra, ogni fiore e ogni acquitrino dove le mie vecchie gambe non mi porteranno mai più

Libro consigliato:
Beatrix Potter. A life in nature (Linda Lear)

a cura di Licia Sideri