Frida Kahlo. Il coraggio di essere sé stessa: una donna, un’artista, una rivoluzionaria

Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón nasce il 6 luglio 1907 a Coyoacán in Messico. È la terza figlia di Wilhelm Kahlo, di origine tedesco-ungherese, un uomo semplice, amante della letteratura e della musica, pittore, ebreo, e di Matilde Calderon y Gonzales, figlia di una messicana e di un indio. Frida Kahlo fin dalla fanciullezza è una ragazza vivace, allegra; la accompagnano nella sua crescita ideali di uguaglianza e di fratellanza tra i popoli e tra le classi sociali.

Il 17 settembre del 1925 (a 18 anni e due mesi – I nodo lunare) si verificò un incidente stradale gravissimo che cambiò radicalmente la sua vita. L’impatto fu violento e lei riportò numerose fratture, le più gravi alla gamba destra, al bacino, alle braccia, a tre vertebre.
A partire quindi dal 1925 la vita di Frida fu una lotta all’ultimo sangue per mantenersi in vita, energica e positiva perché non fu più abbandonata dalla persistente sensazione di fatica e dai dolori costanti alla colonna vertebrale e alla gamba destra. A poco a poco il suo corpo andò disintegrandosi. Frida subì almeno 32 interventi chirurgici, per lo più alla spina dorsale e al piede destro. Nonostante ciò, l’incidente fu una specie di rinascita per lei in cui si rinnovò il suo amore per la natura, per gli animali, per i colori e per i fiori, per la cultura precolombiana e per tutto ciò che era bello e positivo.
Frida dovette portare vari busti di gesso che la tennero immobilizzata per mesi; fu per questo motivo che, quasi per caso, cominciò a dedicarsi a quell’attività che le avrebbe trasformato la vita. “Poiché ero giovane all’epoca, la disgrazia non assunse l’aspetto di una tragedia […] invece di studiare per diventare medico e senza farci molto caso, cominciai a dipingere”.
Iniziò così la sua carriera di pittrice, senza aspettative, finché incontrò nel 1928 colui che sarebbe stato il suo sostenitore maggiore: il muralista comunista Diego Rivera, che aveva circa vent’anni più di lei. Si sposarono e la loro unione fu profonda e rispettosa delle loro differenze artistiche, ma anche molto tumultuosa e rocambolesca a causa dell’infedeltà cronica di Diego e dell’anticonformismo di Frida.
Vissero tra l’America, l’Europa e il Messico in cui ospitavano anche per lunghi periodi artisti, intellettuali, politici e rivoluzionari. Frida visse immersa nelle relazioni sociali, dipingendo quello che interiormente viveva come sofferenza fisica, emotiva, politica… André Breton che vide i suoi quadri la definì “surrealista” ma lei non si riconosceva in questa corrente artistica e affermava: “[…] dipingo perché ne ho bisogno e dipingo sempre quello che mi passa per la testa, senza pensare ad altro. Non ho mai dipinto i sogni. Ho dipinto la mia realtà”.
Nel 1942 (35 anni) iniziò a scrivere un diario che costituisce una delle fonti più importanti per capire i suoi stati d’animo e i suoi pensieri. Frida ebbe sempre più successo finché nel 1953 le fu amputata la gamba sofferente e da quel momento il declino fu rapido nonostante lei scrivesse sul suo diario: “A che cosa mi servono i piedi se ho ali per volare”.
Nel 1954 Frida Kahlo si ammalò gravemente di polmonite, morì la notte del 13 luglio 1954, sette giorni dopo il suo quarantasettesimo compleanno.

Libri consigliati:
Frida (Hayden Herrera)
Il diario di Frida Kahlo (a cura di Sarah M. Lowe)
Kahlo (Andrea Kettenmann)

a cura di Beatrice Boscolo