Il respiro

Respiro e libertà. Respiro è libertà!

Ascoltare il proprio respiro e quello dell’altro mette in relazione con una parte molto intima dell’essere umano. Il respiro parla di vita, vita pulsante e di salute sia fisica che emotiva. Un respiro trattenuto o accelerato parla dello stato di disagio o benessere che l’altro mostra o cerca di tenere per sé. Portare attenzione a noi e all’altro attraverso il respiro pone in una condizione di silenzio e di presenza che va all’essenziale di noi. Respiro è essere presenti.

Entrare in contatto con lo spazio del respiro mette a confronto con il nostro spazio di libertà.  Qual è il mio? cosa accade quando mi concedo di ascoltare questo spazio? di cosa mi parla? Ecco, ora mi fermo dove sono e provo a portarlo al centro della mia attenzione. Sento resistenza, sento delle pareti indurite nella zona toracica, appare un lieve timore e non sento libertà ma un elastico un po’ indurito che ha imparato a trattenere, a tenere, uno spazio che ha con-tenuto. Perché tutto questo pensare al respiro? da dove nasce la necessità di entrare in dialogo con lui? Il respiro in qualche modo è sempre stata una tematica che ha richiesto attenzione nella mia vita e si è risvegliata lavorando sulla biografia e i ricordi; inoltre nel mio lavoro, ogni giorno, incontro persone che vivono nella confusione di quale sia il respiro giusto. Ma c’è un respiro giusto? lo si può insegnare? E se il respiro per me è sinonimo di libertà, si può insegnare a una persona ad essere liberi?

Si può solo accompagnare sé stessi e le altre persone a riscoprire con fiducia e presenza il proprio respiro, così che con delicatezza possa cambiare e liberarsi dove non lo è, ed emozionarsi per questo incredibile sistema che ci mette ogni attimo in connessione con il mondo. La respirazione deve essere un fatto naturale e sta al corpo trovare o, meglio, ritrovare il ritmo respiratorio che gli è proprio. Da adulti facendo crescere la consapevolezza si può fare una scelta libera di un buon respiro, ma ciò che viviamo nei primi anni può deviare questa linearità e creare scompensi, disarmonie che vanno fino nel fisico. Quando si incontra l’altro la risposta non è forzare il respiro, ma accogliere in esso tutto il suo mondo e quindi mettersi accanto con il massimo rispetto, come di fronte a qualcosa di profondo e sacro. Il respiro così può riprendere il suo posto d’onore in me, nell’altro e nello spazio tra noi.

In questo ritmo siamo in noi e allo stesso tempo nel mondo. Respiro aria, ma respiro anche vita. Ogni volta che lascio entrare aria in me, vivo e accolgo il mondo e ogni volta che lascio andare dono qualcosa di me. Con le forze dell’antipatia e della simpatia possiamo parlare di ritmo respiratorio perché con la prima espirando affermo me stessa e mi riprendo, con la seconda inspirando accolgo e mi apro all’altro. Ha una funzione sociale e unisce tutto, supera le divisioni perché respiriamo tutti la stessa aria; è gratuitamente accessibile ad ognuno di noi e ci adattiamo, ma in realtà non possiamo fare a meno di un’aria pura. Il respiro, che è movimento e vita, mi permette di muovermi nella polarità lungo il percorso della lemniscata: mi muovo tra me e il mondo, passando da un punto di equilibrio, cioè una pausa che subito dopo mi riporta nel movimento.

La notte inspiro tutto ciò che il cosmo mi dona e il giorno espirando lo porto nel mondo e viceversa di giorno inspiro, faccio tesoro di ciò che vivo, e di notte espirando lo dono al cosmo: sono due movimenti che si compenetrano. Così come i due movimenti che avvengono prima e dopo la soglia: inspiro nella vita terrena ed espiro nella vita celeste, e poi ciò che ho inspirato lì lo espiro nella nuova incarnazione. Respiro e biografia sono strettamente interconnessi e la biografia inizia con un inspiro e finisce con un espiro. Inspirazione è incarnazione, espirazione è disincarnazione.

In questo lavoro si tratta il respiro dal macro (il ritmo della terra) al micro (l’uomo), dalle conoscenze comuni (medicina classica) a visioni particolari (medicina cinese, i pensieri di Françoise Mézières, Rudolf Steiner) che arrivano a volte a ribaltare concetti da sempre accettati e ad allargare lo sguardo, passando dalla mia biografia e da come la tematica del respiro si presenta nella mia storia.

Come scrisse Goethe “nel respiro vi sono due grazie, espirare l’aria e inspirare l’aria. L’una opprime, l’altra distende”.

a cura di Alessandra Pini