Maria Lai

L’uomo ha bisogno di mettere insieme il visibile e l’invisibile perciò elabora fiabe miti, leggende, feste, canti, arte.”

Maria Lai
(Ulassai 27 sett. 1919 – Cardedu 16 apr. 2013)

Nacque in Sardegna il 27 settembre 1919 a Ulassai, in Ogliastra. A due anni si ammalò di tifo. Il clima di montagna non favoriva la sua salute cagionevole così fu affidata agli zii che vivevano in una grande fattoria nella marina di Cardedu. Mostrò fin dall’infanzia la sua attitudine all’arte: amava disegnare le pareti bianche col carboncino.
A scuola incontrò un grande maestro: Salvatore Cambosu. La condusse all’amore per la poesia e rimase per tutta la vita suo grande amico.
Conseguito il diploma all’istituto Magistrale di Cagliari, lasciò la Sardegna e si iscrisse all’Accademia delle Belle Arti a Venezia.
Si appassionò alle leggende della terra natia, che si tradussero nella realizzazione di disegni in cui viene rappresentata la vita agro-pastorale nella sua quotidianità.
A 37 anni presso la Galleria L’Obelisco di Roma presentò i suoi disegni a matita, ma ben presto si allontanò da gallerie e artisti e per tutta la sua carriera artistica si legò profondamente al mondo della tradizione sarda, della scrittura, delle tele e dei libri cuciti, mappe astrali, azioni teatrali, terracotte e interventi ambientali.

Nel 1981, a 62 anni Maria Lai entrò nella scena dell’arte contemporanea internazionale con l’opera Legarsi alla montagna. Fu ispirata a un’antica leggenda che narra di una bambina che si reca sulla montagna per portare il pane ai pastori, quando un temporale, costringe tutti a rifugiarsi in una grotta. Lei esce per seguire un nastro celeste che vola nel cielo, così si salva da una frana che inghiotte greggi e pastori.
Per Maria la leggenda racchiude una duplice metafora: il nastro, che indica una direzione di salvezza, è un simbolo dell’arte, mentre il paese minacciato dalle frane è una metafora del mondo minacciato dalla guerra. È convinta che proprio l’esperienza del disagio e del dolore porti ad avvertire la necessità dell’arte.
Ideò un intervento che sarebbe stato l’intero paese a realizzare: propose che si legassero tutti, casa per casa, con un nastro celeste, come quando ci si prende per mano per sconfiggere la paura, e poi di portare il nastro sulla montagna per chiederle pace. Il paese collaborò tagliando il tessuto in 26 chilometri di nastro celeste.
L’8 settembre 1981, a un segnale convenuto, tutti legarono la loro abitazione a quella vicina, secondo un linguaggio dei simboli: lasciando scorrere il nastro, se tra le due case c’erano motivi di rancore, aggiungendo un nodo se esisteva un rapporto pacifico, un fiocco se erano strette da vincoli di amicizia, un pane delle feste se erano legate da un sentimento di affetto.
Legando la montagna di Ulassai ho toccato la possibilità del miracolo” diceva con umiltà. “Ancorarsi alla montagna sacra non significa solo voler scongiurare frane e guerre, ma anche riconoscere una dimensione religiosa al legame tra gli uomini, la natura il mistero.”

Fino al 16 aprile del 2013, all’età di 94 anni, ha vissuto come una contadina d’Ogliastra. Ha continuato a giocare, convinta come Schiller che “l’uomo gioca solo quando è un uomo nel pieno senso della parola.

Libri consigliati:
La Fata Operosa. Vita e opere di Maria Lai di Giovanni Rossi
Maria Lai. Arte e Relazione di Elena Pontiggia

a cura di Carla Inatelli