Oliver Wolf Sacks, neurologo, psichiatra e scrittore di successo

Non c’è nulla di vivo che non sia individuale: la nostra salute è nostra, le nostre malattie sono nostre, le nostre reazioni sono nostre, non meno nostre e individuali della nostra mente e della nostra faccia. Salute, malattie e reazioni non possono essere capite in vitro, da sole; possono essere capite solo se riferite a noi, quali espressioni della nostra natura, del nostro vivere, del nostro esser-ci.”

Se vogliamo sapere qualcosa di un uomo, chiediamo: “Qual è la sua storia, la sua storia vera, intima?” poiché ciascuno di noi è una biografia, una storia. Ognuno di noi è un racconto peculiare, costruito di continuo, inconsciamente da noi, in noi e attraverso di noi.


Oliver Wolf Sacks
(Londra 9 luglio 1933 – New York 30 agosto 2015)

Oliver Wolf Sacks è nato a Londra il 9 luglio del 1933 dove è vissuto e dove si è laureato in medicina; all’età di 27 anni è emigrato in America dove è vissuto fino alla morte, nella sua casa di Manhattan il 30 agosto 2015. È considerato una delle menti più brillanti della nostra epoca con un approccio olistico al sapere: iniziò a praticare la professione di medico alla fine degli anni ’60 quando la medicina, soprattutto in America, cominciava ad essere sempre più specialistica e meccanica. L’incontro con i suoi pazienti fece nascere in lui il desiderio di scrivere le loro biografie con la stessa umanità ed empatia usata dal medico russo Lurija, fondatore della neuropsicologia. Sacks passerà la vita a scrivere le storie dei suoi pazienti, a interessarsi al loro “Io” ferito, alla loro mente alienata, cercando di guarirli, spesso basandosi sulle loro passioni artistiche, sulle arti figurative, sulla musica e sollecitando i loro sensi ancora intatti. Tutti questi racconti clinici–RisvegliL’uomo che scambiò sua moglie per un cappelloVedere vociMusicofiliaUn antropologo su Marte– sono diventati dei best seller. Sacks, attraverso il suo lavoro, mise sempre in risalto che dietro ogni malattia vi è un’individualità, che anche nelle condizioni più difficili lotta per esprimere l’unicità del proprio sé; contribuì a cambiare la percezione delle malattie neurologiche, mettendo sempre al centro la persona. Sottolineò l’esigenza di una medicina rigorosa ma capace di guardare all’individuo nella sua totalità e più rispettosa della dignità umana.

La biografia è stata tratta dalle sue due autobiografie: Zio Tungsteno – Ricordi di un’infanzia chimica e In movimento.

a cura di Anna Maria