progetto classe VIII Treviso

6 Ottobre 2020 0 Di Camilla

I giovani in relazione con la natura

Progetto di piantumazione e realizzazione di uno bosco

a cura di Daniela Toppan

Premessa

 Gli alberi sono una fonte di salute per la terra e per gli esseri viventi. Il loro primario ruolo è di ospitare e nutrire varie specie di animali, favorendo un equilibrio ambientale naturale nella biodiversità; riducono la C02 e le sostanze inquinanti, rendendo l’aria più sana per l’uomo; non ultime, regolano la temperatura e l’umidità dell’ambiente.

Pur notando facili abbattimenti di arbusti in molte zone, fortunatamente ci sono persone che dimostrano una grande sensibilità verso la salute della terra e dell’uomo e ambiscono a piantare alberi e a creare e crescere boschi.

Nell’autunno, ultima settimana di ottobre, del 2019 undici ragazzi e due ragazze della classe ottava della scuola Steiner Waldorf Michael di Treviso, accompagnati dalla maestra Alessandra Vianello e Paola Casarotto, grazie alla proposta del dott. Cenzato Remigio, hanno realizzato il progetto di piantumazione di un bosco autoctono in un terreno di 13500 mq nei pressi di Mirano in provincia di Venezia. I giorni di lavoro nel campo sono per destino capitati negli stessi in cui il papa ha indetto il sinodo mondiale a tutela della Foresta dell’Amazzonia.  

Questa è stata una grande occasione per avvicinare i giovani in modo pratico alla natura, alla terra, ai valori e alla salute che esse portano, quando l’uomo si mette in relazione e si prende cura di loro.  I ragazzi di questo vanno fieri e sono degni esempi da imitare.

Il bosco, non appena cresciuto, potrà diventare un luogo di accoglienza di animali di varia natura: piccoli mammiferi, uccelli, insetti e potrà essere frequentato da coloro che vorranno sperimentare i suoni, i profumi, i colori che la natura ci dona.

Intenzionalità del progetto

Dall’intervista al Dottor Cenzato…

Daniela Toppan: Innanzitutto la ringrazio a nome dell’Associazione Arte dell’Io e Umanità per la sua ammirevole intuizione nell’aver colto l’importanza di un tale progetto e per aver coinvolto soprattutto i giovani. Ci può raccontare come è sorta questa idea? E come è nato il progetto?

Dottor Cenzato: “In realtà l’intento di realizzare un’area verde creata, gestita e destinata agli studenti covava da anni dentro di me, in particolare per compensare la devastazione delle campagne alla quale ho assistito dalla mia infanzia ad oggi. La zona di rimboschimento vorrebbe offrire la possibilità di coltivare esperienze a vari livelli; innanzitutto l’intento è quello di avvicinare i giovani studenti ad operazioni concrete volte alla salvaguardia della natura attraverso sperimentazioni dirette “sul campo”: operazioni come piantumazione, riconoscimento delle piante, differenziazione fra erbe e fiori, cespugli, arbusti e alberi spontanei, autoctoni, ornamentali e da frutto. Si potrà inoltre osservare nel tempo la crescita delle diverse specie, la loro sinergia e il mantenimento di un habitat curato e sano. Il parco vuole anche offrire la opportunità di osservare l’insediarsi di una piccola fauna di volatili e altri animali che altrimenti non si potrebbero contattare in situazioni più urbane.” 

Come è sorta questa iniziativa

Dall’intervista al Dottor Cenzato…

Daniela Toppan: Da chi ha trovato il sostegno per realizzarlo?

Dottor Cenzato: “Il leitmotiv che abbiamo poi perseguito è arrivato un giorno quando l’insegnante Luca Gastaldello mi ha proposto di offrire a diposizione un appezzamento di terreno per una prima prova di piantumazione con la sua scolaresca. Due anni fa abbiamo piantato 38 piante e già lo scorso anno quasi 600. L’impresa procede.”

Daniela Toppan: Dove sono stati presi gli alberi?

Dottor Cenzato: “La quantità maggiore di alberi e arbusti proviene dai vivai regionali di Veneto Agricoltura che tramite i loro competenti agronomi e tecnici ci hanno consigliato e seguito nella scelta delle piante che ci hanno poi fornito. La parte relativa al frutteto proviene dai famosi vivai Maioli di Reggio Emilia, dove da generazioni vengono selezionate varietà pregiate di piante antiche da frutto.”

Daniela Toppan: Ci può parlare della particolare forma che ha voluto dare al bosco e alla siepe? Quale significato ha?

Dottor Cenzato: “L’idea dell’impianto generale del parco, ripropone un’ispirazione classico cosmologica. Il perimetro dell’appezzamento è percorso da una piantumazione a siepe che segue l’andamento della metrica greca propria della declamazione teatrale. L’alternarsi progressivo di arbusti e alberi è stato studiato per rivivere, attraverso il susseguirsi vegetale, i ritmi classici (dattilo, anapesto, anfibraco, ecc… ) così che percorrendo la periferia si possa entrare in un “recitare” continuo della natura. 

La parte interna è studiata sulla base della doppia spirale della Galassia, dove è posto al centro il Sole, rappresentato da una collina centrale la cui circonferenza è delimitata da un alternarsi di Tigli e Frassini, riconosciute come piante “solari”. Verso la collina centrale convergono le due braccia della spirale, sulle quali sono posti in sequenza gruppi di piante che si rispecchiano nei diversi pianeti: Ciliegi e Marasche come piante lunari, Betulle e Salici come piante venusiane, Olmi e Bagolari come piante mercuriali. Dall’altra parte della collina si dispongono Querce e Castagni, Aceri, Carpini e Conifere, rispettivamente come piante marziali, gioviali e saturnee. 38 alberi di frutti antichi, gruppetti di Corbezzoli e Melograni completano e rallegrano il tutto.

Nel campo predisposto a divenire un parco (ora le piante sono ancora piccole) sono stati scavati tre laghetti, uno maggiore di 32 x 17 metri e due minori, uniti da un corso d’acqua lungo circa 180 metri. Sarà predisposto un pozzo per l’approvvigionamento idrico e per l’irrigazione nei periodi di siccità.”

Il lavoro della classe

Dall’intervista della maestra Alessandra Vianello…

Daniela Toppan: Buongiorno maestra Alessandra. Che cosa l’ha entusiasmata maggiormente di questa proposta?

Alessandra Vianello: “Ciò che maggiormente mi ha entusiasmata di questo progetto è stata l’opportunità di avvicinare i ragazzi alla natura, intesa come parte essenziale e irrinunciabile della vita umana.”

Daniela Toppan: Quale è stata la sua intenzionalità nei confronti dei ragazzi, soprattutto dal punto di vista pedagogico?

Alessandra Vianello: “Il mio intento principale è stato questo: avvicinare i ragazzi alla natura, affinché sentissero e prendessero coscienza, che l’ambiente naturale che ci circonda ha un effetto benefico su di noi. L’uomo non può prescindere dalla cura dell’ambiente in cui vive: esso lo rispecchia e ne mette in luce la sua sensibilità e cultura. I ragazzi hanno sperimentato su loro stessi l’effetto benefico dell’essere circondati da cose belle o brutte. Il tragitto che ogni mattino percorrevamo per raggiungere il campo di lavoro, metteva ben evidenza la condizione in cui l’uomo oggi si trova: dal sentiero per campi e fossi, emergeva a tratti il rumore dalle strade molto vicine e delle automobili; alti piloni dell’alta tensione si alzavano a non molti Km. di distanza. L’ambiente di cui l’uomo oggi si circonda è poco ospitale per l’essere umano, perché troppo sbilanciato verso il traffico e poco attento alla natura, di cui l’uomo stesso è parte. L’uomo privo di un ambiente adeguato attorno a sé si imbruttisce e perde la propria qualità interiore. Il principale intento, da questo punto di vista, per quanto mi riguarda, è stato più umano che ambientalista. Credo che progetti di questo genere, salvino più l’uomo che la natura.” 

Daniela Toppan: Qual è stata la sfida più grande?

Alessandra Vianello: “Devo ammettere che la sfida più grande è stata aprire i ragazzi all’esperienza: i ragazzi non sono abituati a questo genere di lavori in campagna e neppure alla vita sociale di condivisione dei compiti, per esempio di pulizie e di preparazione del cibo. La vita sociale è poco praticata dai ragazzi, che sono sempre molto impegnati fra scuola e altre attività, ma poco pratici di attività di vita quotidiana e insieme. La loro principale richiesta era giustamente quella di giocare senza tregua, come se il tempo per lo svago nella vita a loro mancasse terribilmente. Impegnarli nel lavoro e nella condivisione delle attività di vita sociale è stata la sfida più grande. Ma ho potuto osservare che ai ragazzi sono bastati pochi giorni per apprezzare la situazione e addirittura poche ore per affezionarsi alle piante che gli venivano assegnate: con cura e dedizione le hanno piantate, una per una, e preso confidenza con ciascuna specie. Ciò significa che basterebbe da parte degli adulti una maggiore sensibilità e coscienza delle cose belle e la scelta di svolgere più spesso uscite didattiche naturalistiche, perché i giovani si coinvolgono molto.”

Descrizione del lavoro svolto

Sono partiti per un viaggio attività didattica per quattro giorni in un paese vicino a Mira Venezia.

Hanno alloggiato presso una casa comunitaria dove hanno potuto fare l’esperienza sociale e di condivisione di lavori quotidiani suddividendosi le giornate in lavoro di preparazione pasti e pulizia della casa, lavoro sul campo, studio di geografia e della relazione tra l’uomo e le piante, lettura del libro “L’uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono e gioco.

Appena arrivati sul terreno sono stati accolti dal Dott. Cenzato e dal maestro Luca che gli hanno illustrato il progetto. Il sig. Roberto ha spiegato i passaggi per la piantumazione. Hanno potuto vedere la grandezza del campo già preparato per accogliere moltissime piante:

Ciliegi, betulle, salici, olmi, bagolari, frassini, tigli, castagni, querce, noccioli, aceri, carpini, pioppi e una lunga e variegata siepe.

Hanno disegnato il progetto in un grande cartellone in cui veniva indicata la posizione esatta dei diversi alberi e hanno descritto e disegnato la modalità di piantumazione.

Hanno lavorato suddividendosi in gruppi con compiti ben definiti.

 Al mattino dopo la colazione andavano a piedi nel campo percorrendo stradine di campagna per circa …..chilometri. 

La prima cosa da fare è stata togliere tutti i sassi dal terreno, poi seguendo le indicazioni date, hanno Identificato le piante e messo le etichette con il nome in ognuna. Questo ha permesso di mettere ordine e di imparare a osservare e a dare un nome agli alberi. Poi, hanno identificato la zona dove dovevano essere piantati, fare le buche di circa 30 cm, distanti circa 3 metri l’una dall’altra frantumare la terra, mettere l’umus sul fondo che permette un più facile radicamento della pianta, interrare la pianta fino al colletto; pigiare bene la terra in modo che non ci sia aria, infilare una canna di bambù e legarla alla pianta in modo che dia la direzione giusta, la sostenga e l’accompagni nella sua crescita, paciamare ricoprendo 50 cm di raggio con della paglia per evitare che la luce non raggiunga il suolo impedendo così lo sviluppo di infestanti; infine innaffiare.

I ragazzi hanno osservato che questo lavoro l’hanno fatto molto volentieri, seppur faticoso, perché hanno sperimentato, anche in altre occasioni, che la vita degli uomini migliora se è circondata dalla natura. Hanno capito che vicino agli alberi si sta bene e sperano essere sempre più circondati dalla natura. 

Inoltre, lavorare assieme con i propri compagni è un modo per legare moltissimo e diventare ancora più amici.

Prossimamente vi aggiorneremo sulla manutenzione del bosco e sui futuri sviluppi del progetto. 

Ringraziamenti:

Dott. Remigio Cenzato

Maestra Alessandra Vianello

Maestra Paola Casarotto

La classe ottava 2019-2020 della scuola Steiner Waldorf Michael di Treviso

Il parroco don Lucio della parrocchia Ballò

L’insegnante Luca Gastaldello

Il sig. Roberto

La signora Agnese

Il signor Cinzio 

I vivai regionali di Veneto Agricoltura 

I vivai Maioli di Reggio Emilia

Testimonianza redatta da Daniela Toppan