Il tirocinio seminariale di gruppo: la testimonianza di Marina

7 Ottobre 2020 Off Di Amelie

Il tirocinio attivo in forma di seminario esperienziale “Il lavoro biografico: un viaggio alla scoperta di sé” l’ho condotto in coppia con una mia collega, quattro partecipanti: due donne di 42 e 41 anni e due uomini di 62 e 48 anni, sconosciuti. Gli incontri, per un numero di 10 in totale, si sono svolti nell’arco di quattro mesi dal 10 settembre al 17 dicembre 2018 per la durata di tre ore ciascuno (16.00-19.00). L’intenzionalità è stata quella di offrire un approccio alle leggi e i ritmi, secondo i settenni, che scandiscono lo sviluppo della vita umana secondo l’Antroposofia di Rudolf Steiner per interrogarsi sul significato dell’incontro con gli altri, di cosa parlano gli ostacoli, le crisi, le malattie nel proprio cammino, su quale sia il proprio compito di vita e offrire così la possibilità di accostarsi con occhi nuovi alla propria biografia.

Gli incontri si sono aperti sempre con la lettura di una frase sul tema relativo ai contenuti conoscitivi. Il lavoro individuale è stato dedicato all’attività del ricordare attraverso l’approccio all’osservazione fenomenologica dei propri vissuti con uno sguardo “solare”, senza giudizio, consapevole, volto a creare quadri narrativi da condividere nel gruppo. Per gli ultimi tre settenni abbiamo deciso di proporre il lavoro individuale sulle immagini della fiaba “La chiave d’oro” e, a seguire, sul racconto “La bambina con la lanterna” del quale si è proposta la drammatizzazione come lavoro artistico. Questi lavori ci hanno permesso di guardare alla biografia in modo immaginativo (due partecipanti non avevano infatti ancora raggiunto quel periodo di età).L’uso di mattoncini di cera colorata ha accompagnato i momenti artistici con la creazione di “atmosfere di colore”.

Le difficoltà incontrate sul piano dei contenuti conoscitivi hanno riguardato la caratterizzazione di Io umano, verità oggettiva o ancora, compito di vita, che di volta in volta abbiamo deciso di integrare nei successivi incontri, per coglierne progressivamente il significato grazie ad un approfondimento e sempre in relazione alla vita. Abbiamo scelto di non dare definizioni e di lavorare sui momenti significativi della biografia con le immagini tratte sia dalle fiabe, sia dalla vita quotidiana di ognuno. Nel corso degli incontri noi conduttrici del seminario, abbiamo modificato l’ordine degli interventi per mantenere una buona fluidità nella partecipazione e imparare a gestire i nostri stati emozionali: grande agitazione, ansia,  paura di non essere chiare nell’esporre i contenuti e preoccupazione di creare confusione. La richiesta di un feedback ai nostri ascoltatori è stata la strategia per trovare l’equilibrio necessario e trasformare così i sentimenti di paura in coraggio, per entrare serenamente in relazione e ottima collaborazione: i partecipanti timidi sono stati un po’ più coraggiosi e spregiudicati, mentre gli audaci e intrepidi sono stati un po’ più riservati.

Il programma, rispetto al progetto iniziale, ha subìto solo degli “accomodamenti” in itinere sui temi, grazie allo studio e approfondimento di ogni singolo  incontro con le retrospettive, le relazioni e la supervisione delle insegnanti, che ci hanno dato indicazioni significative per lo svolgimento del nostro seminario. Il tema dei rispecchiamenti e dei parallelismi è stato motivo di approfondimento. Fondamentalmente questa esperienza ha permesso di promuovere un processo di autoeducazione per noi conduttrici e una bellissima crescita nella relazione sociale. In tutti i partecipanti si sono potuti osservare dei veri e propri cambiamenti, sia riguardo al nuovo modo di osservare la propria vita, sia nei nuovi interessi scaturiti dall’approccio all’Antroposofia. Proprio il più grande di età, timido e riservato, si è rivelato essere particolarmente intuitivo e propositivo, contribuendo alla creazione di un’immagine vivente (l’albero) che potesse portare in sé tutte le varie qualità dei settenni caratterizzati lungo il percorso. Lavorare insieme ad un progetto, per noi conduttrici, ha significato condividere tutto,sia i pensieri che guidano alla scelta dei contenuti e della forma, sia l’investimento emozionale e, non ultimo, le azioni concrete che si esprimono sul piano fisico dello spazio/tempo.

A cura di Marina